martedì 14 maggio 2013

QUANTE ANCORA...

 CATENE D'ACCIAIO

Quante volte è stata tolta dalle labbra
la mia canzone e quante volte è stato
azzittito il sussurro del mio spirito poetico!
Il significato della gioia è stato
sepolto dalla febbre della tristezza.
Se con i miei versi tu notassi una luce:
questa sarebbe il frutto delle mie profonde immaginazioni.
Le mie lacrime non sono servite a niente
e non mi rimane altro che la speranza.
Nonostante io sia figlia della città della poesia,
i miei versi furono mediocri.
La mia opera è come una pianta priva di cure,
da cui non si può pretendere molto.
Nell'archivio della storia,
questo è tutto ciò che mi rappresenta.
                                              
Nadia Anjuman



 (immagine dal web)

Biografia di Nadia Anjuman, tratta dal sito dell'Associazione "Rawa" (Revolutionary Association of the Women of Afghanistan)

Massacrata di botte dal marito per aver osato declamare i suoi versi in pubblico. Così, il 4 novembre 2005 ad Herat, nel centro occidentale dell'Afghanistan, è finita la vita di Nadia Anjuman, 25 anni, madre di una bimba di 6 mesi, ed una tra le più affermate poetesse del paese. Autrice della raccolta di poesie "Gule Dudi" e figura di riferimento del mondo letterario di Herat., durante il regime dei talebani, quando alle donne era proibito studiare e lavorare, Nadia faceva parte del cosiddetto "circolo del cucito" della città, che tre volte a settimana si riuniva presso la finta "Scuola di cucito ago d'oro" dove un professore dell'università insegnava quello che apertamente poteva fare in quel periodo solo agli uomini: la letteratura.

5 commenti:

  1. Ciao Stefania,
    è atroce leggere certe cose, mette una rabbia allucinante.
    I versi di questa giovane donna, che purtroppo non potrà più scrivere, spero che siano un insegnamento per tutti.
    Grazie per questo bel post anche se triste
    Un abbraccio e buona giornata

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  2. Sono storie di una tristezza infinita...dove un tempo nasceva la cultura oggi succedono queste atrocità!
    Ciao, a presto.
    Antonella

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  3. Un'altra vittima innocente che non aveva voce, una gemma che non potrà più splendere... Che VERGOGNA essere maschi.
    un abbraccio

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  4. Cari amici, ieri sera girando sul web mi sono imbattuta in questa storia che mi ha colpito molto e ho voluto pubblicarla. Soprattutto per dare ancora voce a questa poetessa che qualcuno a pensato bene di soffocare..
    Grazie per la vostra presenza.
    Buon pomeriggio, Stefania

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  5. ...cara Stefania, hai fatto un gesto di grande nobiltà, il mondo della cultura dovrebbe posare l'occhio e l'orecchio su questi inconcepibili e assurdi avvenimenti, atrocità che nessuna religione dovrebbe commettere, l'indignazione è immensa, ma lo è di più vedere l'uomo di potere agire soltanto per la ricchezza materiale e per il gioco della guerra...ti abbraccio...

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